un giorno ho abortito e ho ringraziato

Written by all post, i giorni

no ma sai cosa?
io lo scrivo. così, un pò a cazzo e tanto di fretta.
lo sputo lì come quelle cose che rimangono a galleggiare per molti troppi anni e che si pensa che non si saprà mai dirle abbastanza bene
e si rimanda si rimanda si rimanda, ma un giorno salgono a galla e me le immagino come ninfee che scoppiano sulla superficie e guardano il cielo.

oggi è il 28 settembre e ho appena scoperto che è la giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro.
quindi
quindi oggi racconto del mio aborto libero e sicuro.
di quanto sia stata fortunata e sollevata, quel giorno di qualche anno fa, ad entrare in un ospedale pubblico, trovare del personale ad accogliermi, essere portata in sala operatoria e uscirne con la pancia vuota.

io voglio raccontare il MIO aborto sottraendolo da quella retorica della sofferenza tragica, del senso di colpa, del dolore cieco.
voglio raccontare di come quella volta decidere di NON avere un figlio mi abbia regalato tutta la potenza e la forza che anni prima mi aveva fatto scegliere di fare un bambino (poi due, oh, va beh. non avevo messo in conto i gemelli, come non avrei mai pensato che sarei stata destinata a condividere la vita con due scorpioni)

non ho mai avuto l’urgenza di dare parole nuove (e pubbliche) alla mia piccola esperienza. poi però nella felice spensieratezza del post-lockdown, quando volevo solo uscire e bere i vini e mangiare schifezze e pensavo CHE FIGATA FRA POCO SOLE MARE E LIBERTA’ la governatrice (leghista) dell’umbria ha revocato la possibilità di assumere la RU486 (pillola abortiva) in day-hospital. da lì fino al giorno del mio compleanno ho ragionato con pancia e testa su cosa avesse voluto dire PER ME abortire.
perchè il piccolo e il mio sono l’unica cosa di cui mi voglio prendere la responsabilità di parlare. non per niente, ma perché sono figlia di un vissuto che ha fatto della parola, della propria esperienza, del racconto di sé e sul sé e il proprio corpo (vissuto giocato patito) la più grande autorevolezza.
che NOI E IL NOSTRO CORPO e i ciclostilati dell’UDI raccattati per casa (e poi conservati con cura)
piccole bibbie.

il 7 agosto ho compiuto 37 anni quel giorno modificavano le linee guida per permettere alle donne di assumere la pillola abortiva senza ricovero fino alla nona settimana di gravidanza (e non più fino alla sesta).

si è comunque parlato tanto di interruzione volontaria di gravidanza e orpelli vari, questa estate in italia.
e se ne parla sempre come di una scelta dolorosa e difficile. più di tutti mi aveva fatto incazzare saviano, che su FB aveva scritto: “L’aborto è un passo doloroso che nessuna donna compie senza averci riflettuto e senza aver sofferto (tesoro ma chi te l’ha detto? oggi ti racconto di me, irene, che ha abortito serena e riconoscente). Ci sono circostanze in cui le donne scelgono da sole (ah veramente?) e lo fanno per una infinità di motivi nei quali non abbiamo il diritto di entrare. Ci sono circostanze in cui le donne hanno la necessità vitale di abortire senza che le persone più vicine, e che magari ostacolerebbero quella scelta, siano informate. (…) Inutile opporre argomenti razionali di fronte alla barbarie e nessuno stupore: quando si tratta di dominare sulle donne, di pensare che il loro corpo non appartenga a loro pienamente, ma alla comunità, perché possono procreare; quando si tratta di decidere delle loro vite, della loro tranquillità e del loro futuro, la razionalità viene calpestata e con essa anche la dignità di tutti. Picconare la 194 è un atto criminale e criminogeno perché indurrà molte donne disperate a ricorrere a forme di aborto clandestino.”

ciao roberto, io voglio dare all’aborto parole nuove. parole mie, che non valgono per nessun’altra donna, ma che sono ALTRO rispetto alle parole che raccontano l’aborto oggi in italia e che sono dominanti e intrise di un cattoscurantismo patriarcale. sono DIVERSE dalle tue parole e dalla vostra stupida retorica. io trovo che barbarie sia anche il tuo parlare per le donne, affibbiando a questa indistinta massa di portatrici di utero e seni una narrazione paternalistica. “l’infinità di motivi” per cui si abortirebbe, o anzi, si ha la “necessità vitale di abortire” possono non esistere. una donna può SCEGLIERE di abortire semplicemente PERCHE’ SI’.
picconare la 194 è atroce, ma difenderla così mi fa altrettanto male

gastone novelli

bisogna smuovere

queste parole

così sicure di

sé stesse

e ridurle

al silenzio

[gastone novelli al museo del 900]

il mio aborto è una storia di sollievo, di libertà e di gratitudine nei confronti delle donne e degli uomini che hanno lottato, manifestato, scritto e rischiato per permettere che venisse garantita la possibilità (sicura e gratuita) di abortire a chi lo desiderasse.
ogni donna, ogni persona, deve poter trovare spazio nel racconto dell’esperienza. il racconto deve essere aperto a tutte e deve accogliere. chi ha abortito con dolore, con violenza, chi ha sofferto, chi è stata costretta. ma anche chi ha scelto e, per aver potuto scegliere, ringrazia.

io ero grande, forse avevo 30 anni o quasi.
ero infelice e incasinata, confusa e dolorante. ero in una bolla incerta, avrei avuto bisogno di starci io, in un utero protettivo. avevo una storia in cui non c’entravo niente con una persona che non c’entrava niente. sono stata stupida, forse disperata, sicuramente disattenta. tutto questo è circostanziale alla MIA esperienza. avrei potuto essere felice, spensierata, avrei potuto concepire in una meravigliosa notte di giochi e invece no. non è giustificazione per nulla. ero semplicemente in un momento in cui scivolavo verso il fondo di un lago – appiccicoso, vischioso, confuso, annebbiato, maleodorante.
ma questa è la MIA STORIA.
sono rimasta incinta.
ho abortito e mi ricordo che ero arrivata a sentirmi in colpa perchè non mi sentivo in colpa: il mio intimo senso di leggerezza si sentiva inadeguato rispetto a come gli altri o la narrazione dominante imponeva che mi dovessi sentire.
avrei dovuto disperarmi, soffrire, sognare per anni quell’evento mortifero.
invece no.
come se l’aborto fosse pensabile e giustificabile solo a patto di tormenti e sofferenze per l’anima della donna.
e io avevo completamente introiettato quella retorica, nonostante TUTTO.
la decisione di abortire è stata immediata e non mi sono pentita MAI nemmeno un attimo.
l’ho fatto, ho ringraziato e sono andata oltre -tenendo in qualche parte di me un insegnamento intimo sulla necessità di cercare di volersi bene, sempre e sempre più bene di quanto a volte (ancora) me ne voglia.
ma non c’entra niente con l’aborto.

mi sono però dispiaciuta e rimproverata per non aver usato gli strumenti che possedevo: sono una donna che ha la fortuna di essere nata in un contesto in cui si è sempre parlato di sessualità, so come funziona il mio corpo, so come si rimane incinta, conosco i metodi contraccettivi e ne ho usati e sperimentati tanti.
mi è rimasto un pò il rammarico di essere stata disattenta. sarebbe stato evitabile e sicuramente il mio corpo sarebbe stato più contento di non subire un intervento chirurgico.

ma sono felice di essere entrata in quel reparto di poggibonsi e di avere potuto interrompere quella gravidanza.

oggi ho sentito l’urgenza di mettere in fila queste parole, e nel farlo ho scoperto un blog che si chiama “ho abortito e sto benissimo“, che crede che “la circolazione di parola possa permettere alle donne di riappropriarsi di spazi di rivendicazione e autodeterminazione sul proprio corpo, così come sulla propria capacità riproduttiva. Oggi più che mai non si parla di aborto, se non in termini negativi, che instillano il senso di colpa tale da relegare questa esperienza a un tabù a cui non è più possibile accedere. Noi crediamo che la nostra vita si componga di storie e di racconti che, uniti in questo tentativo di raccolta testimoniale condivisa, possano inscrivere una nuova narrazione che ci veda come donne protagoniste nuovamente dei nostri corpi e dei nostri diritti.”

io spero in un paese capace di parlare di sesso e di sessualità, in cui ci sia un’educazione all’affettività e alla scoperta di sé, in cui i le scuole e i consultori siano spazi di ascolto e di racconto, in cui una donna può scegliere di abortire e raccontarlo con le parole che vuole, che sente e che sceglie.


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