tazze di latte, dinosauri, parole e fluorescenze. chenxino, la luce

lei ha gli occhi grandi grandissimi spalancati e una frangia geometrica.
sa chiamare le cose col proprio nome e lo dice subito – oggi mi sono innamorata.
mette il suo sentire sotto una luce forte e diretta, un occhio di bue
e scrive l’amore e lo fa.
l’amore si deve raccontare, si deve condividere dissezionare scrivere e descrivere.

io mi ricordo la prima volta che ho visto questo libro – ci sono libri di cui mi ricordo perfettamente la traiettoria. una luce, un bagliore – fluo, in doppia lingua italiano/cinese, tavole a pennarello, pienissime ed insieme scarne.
un piccolo libricino che esplode nel rosa e nel giallo degli evidenziatori con cui alle medie martoriavo i miei libri di antologia. un sacrilegio, se ci penso ora. una violenza.
ho visto la copertina di “una luce” on-line, ho preso il bancomat, allacciato le scarpe, sono uscita e l’ho comprato.

Ho sentito subito che mi piaceva e il mio cuore ha fatto un salto di gioia

vorrei dedicare questo albo illustrato
alle persone che cercano l’amore con coraggio.
chenxino

chenxino il libro lo apre così, in punta di piedi, con un condizionale: “vorrei”.

vorrei dedicare, vorrei che tu – tu che cerchi l’amore e sai quanto coraggio ci voglia- vorrei che tu -proprio tu- possa goderne.

la protagonista inciampa nell’amore che ha la faccia di ragazzo che arriva a vivere vicino a lei. un ragazzo senza volto, senza occhi né bocca né naso, un corpicino fra le case del quartiere, uno che senza nessun motivo ti fa saltare il cuore di gioia.
ci sono cose che succedono e basta, cose senza capo né coda né origine né direzione. cose che bisogna solo sentire, afferrare – sono loro che vogliono che gli venga data importanza e corpo e forma.
la protagonista se ne accorge: lei è aderente al suo sentire.
sente e nomina e racconta. così, con quell’immediatezza spontanea che poi forse a un certo punto, con l’età e l’addomesticamento del sentoprovo e dico – si perde.

quando l’ho incontrato,
ho sentito subito che mi piaceva e il mio cuore
ha fatto un salto di gioia.

la cameretta, il buio, la luce di una lampada da tavolo, il quaderno coi segreti, le tracce dei primi incontri con il mondo, lei dice al foglio cosa succede nel suo corpocuore in amore.

e che cosa è l’amore secondo chenxino?

l’amore è una grande maschera, anzi, tante grandi maschere gialle.

l’amore è un’offerta di noi stessi di volta in volta diversa, un tentativo di mostrarsi e di nascondersi insieme, il coraggio di esporsi e la pudicizia della vulnerabilità: dichiararsi con il terrore di essere rifiutati e forse col terrore di vivere veramente la potenza di quel che si prova – e di contaminarlo con il sentire dell’altro.

più piccoli delle grandi grosse maschere che indossiamo.
siamo bambini piccolissimi nell’amore – che alla fine è cosa tanto banale.
è cantare per chi amiamo, divertirci con lui, offrirgli una tazza di latte caldo, nutrirlo di dentro e di fuori, proteggerlo nella notte, per la strada, nelle paure, dal buio.

chissà cosa pensavamo che fosse l’amore – prima di chenxino.

lui non la guarda mai, non si accorge di quegli animaloni gialli che lo cercano, lo guardano, lo seguono. gli stanno vicini.

allora, di notte, ho messo
il costume da dinosauro
e l’ho seguito per proteggerlo.

che poi l’amore è quella cosa che si fa in due – ma anche la vita emotiva che prende corpo nell’innamorato. sono i pensieri nella notte, nudi, senza maschere, fra le ombre, le luci soffuse, nel letto, nella solitudine. nella protezione di quella lucina che ci ricorda che c’è qualcuno che è stato capace di entrarci nel cuore.

ogni sera
stiamo tranquilli nelle nostre camere
e mi addormento con la luce
che proviene da camera sua,
perchè lascia sempre
la porta socchiusa.

l’incontro avviene alla fine del libro.

la ragazzina ormai si è abituata alle grandi maschere con cui attraversa la città e naviga tra la folla e il suo innamorato ha deciso di fare un viaggio

perché gli piace guardare il paesaggio dai finestrini del treno

lei lo aspetta. inizia a disegnare su una parete davanti a camera del ragazzo tutti i paesaggi del viaggio che sta facendo – e decide di togliersi la maschera, di disegnare leggera e libera e respirando a fondo.

proprio in quel momento,
il ragazzo è tornato
e mi ha vista.

a volte l’amore fa dei giri e dei viaggi lunghissimi prima di saper dire

ehi ciao eccomi! ora ci sono, ora ci sono anche io e siamo due e siamo insieme e ci piace stare vicini. disegniamo? ci inventiamo un mondo nostro uno sguardo nostro un gioco. scegliamo i colori? una strada che attraversa boschi e paesi e un leone, i tetti come li facciamo? rosa? fucsia?ciao tu, ragazzina, grazie che mi hai scelto, aspettato, offerto il latte caldo quando non sapevo vederlo e che hai dato un nome così preciso ad un cuore che salta.

mentre disegnavo
avevo la sensazione di non respirare
allora ho deciso di togliere
per un attimo il costume

chenxino è nata in cina nel 1993. si è specializzata all’accademia di belle arti di bologna e “la luce” è il suo progetto di fine corso. è pubblicato da topipittori, e ha una bella storia che potete leggere qui.

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