ciao, sono io

sono leone ascendente leone in 12° casa e ho la luna in cancro e mi ricordo esattamente come è stato quando il piacere mi è entrato per la prima volta nel corpo.

in camera di mia sorella maggiore, seduta per terra, collant bianche, gambe incrociate e in mano rosaconfetto. 

da lì in poi, il piacere per me è stato connesso all’immagine e alla parola e ad un qualcosa che sapeva di imperfezione, di furtivo, di tempo rubato.
spesso di solitudine.

avere la pancia in fuoco – peonie, elefanti grigi, elefanti rosa.

mi sono iscritta ad antropologia, che è l’unica disciplina che ascolta. 
tutto è vero e tutto è giusto.

raccoglie storie e costruisce connessioni. non insegna formule, non costruisce strategie, non cura le persone, non progetta ponti. 

non sa fare niente, se non domande – ed ascoltare. ti butta in una galassia enorme di domande.
stacci, in quelle nebulose. 

anche io non so fare niente, se non guardare leggere ascoltare le cose e le persone e goderne.

all’università leggevo sempre il guardiano di greggi, e caeiro che crede nel mondo come a una margherita, perché lo vede. ma non pensa al mondo perché pensare è non capire e perché il mondo non è stato fatto perché lo si pensi (pensare è un’infermità degli occhi) ma perché lo si guardi e si sia d’accordo con esso. lui non ha filosofie: ha sensi. (pessoa, una sola moltitudine, vol. II)
vivevo in campagna – il grande freddo, la stufa a legna, i miei figli nei campi.

ho abdicato all’opinione. 
la tav la bicamerale la maternità surrogata chi ha buttato giù pinelli? 
so solo alcune cose del corpo: so che chiunque – ma le donne di più, sotto questo patriarcato attaccato con le unghie e con i denti al suo potere – deve decidere di sé e per sé – la vita e la morte e se abortire e come partorire e come amare e chi e come desiderarsi.

voglio raccontare le storie delle cose che incontro e che sono belle. le cose che mi hanno guarito, quando ero nel dolore.
le parole, le figure, le scritte sui muri, i nodi. e i giorni, e lo stupore.
posso solo e sempre partire da me.

ho due figli scorpioni ascendenti sagittario
e da loro – in quello starsi nel corpo e respirarsi tutti i giorni quando ieri erano diversi da oggi – ho scoperto quanto un essere umano possa essere infinito
dal nero vischioso e buio alla luce che acceca.
siamo stati in tutti i modi, disperati e felici e nell’amore e nella rabbia eppure c’è qualcosa di così grande per cui tutti i giorni scegliamo di starci addosso.

quando uno di loro si è ammalato mi sono appigliata al bello, in tutti i suoi colori consistenze forme lunghezze visioni.
lo vorrei mettere un pochino qui, per sottrarlo all’orrido blu di fb.

ciao sono irene, ciao caeiro ti penso ancora spesso.

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