quando è opaco.

sono giorni così strani e così quasi diluiti
hanno cambiato consistenza e colore
è tutto come liquido lento forse immobile
è come una foto di ghirri così perfetta a volte un pò opaca delicata vuota
una realtà di vetro che poi se la tocchi si rompe – o ti rompi tu?

luigi ghirri


è come se la realtà o le cose o le scelte non ci appartenessero DEL TUTTO, è come se una patina ci allontanasse dal fare.
tutto viene detto da altri e il quotidiano e il privato appartiene anche alla dimensione dei tutti.

io ho un figlio malato, di quelli che potenzialmente sono più a rischio di me, di te, degli altri, di quelli normali. di quelli che non sanno neanche che ci si può ammalare

come me, in quella vita prima di
quando pensavo che no A NOI MAI
a noi mai sarebbe successo niente
i miei figli erano sani allora e sempre
alcune cose non potevano toccarci
NON POTEVANO ENTRARE NELLA NOSTRA VITA
ma non perchè noi fossimo immuni,
proprio perchè per noi non erano nemmeno pensabili.
una vita che era una primavera, una protezione, una promessa.

blexbolex

questo bacillo che viene dalla foresta -dai pangolini dai pipistrelli?
ci ha cambiati tutti, nelle giornate, dentro, nelle città.
a me i pangolini e gli armadilli sono sempre piaciuti da pazzi, e anche al mio papà: era un animale presentissimo nella nostra mitologia familiare. il pangolino, cuore.

da dieci giorni a questa parte
possiamo pensare di evitare di andare al lavoro, tutta la nostra vita sta in un computer, non abbiamo bisogno di nessuno e di niente se non di una tastiera e di uno schermo.
l’aria di milano è diventata buonissima
non c’erano macchine non c’era traffico
c’era il vento.
quando a milano l’aria è pulita senti quasi le montagne, non so come dire. è proprio BUONA.
la metropolitana vuota è un regalo,
a me mi piace un sacco non sgomitare fra i corpi
che alla mattina appena sveglia no, vorrei solo il piumone. e nemmeno la sera quando voglio solo teletrasportarmi nel nido.

bianca tuckwell

i pensieri però sono tantissimi, e mi chiedo come mettere in ordine e in equilibrio la paura e la vita.
quando hai il diabete 1 cammini su un piccolo filo. da una parte c’è la normalità, la vita che facciamo noi, noi sani, che decidiamo agiamo solo secondo il nostro desiderio e le nostra capacità. dall’altra c’è la malattia, che ti impone o proibisce o ordina di fare alcune cose e di evitarne altre.
quando sei una mamma e hai un figlio che ha il diabete 1 e c’è un’epidemia nella tua città arriva il punto in cui ti fai delle domande.
sono sprovveduta? perchè tutti si preoccupano? perchè tutti quelli che NON DOVREBBERO preoccuparsi sono in sbattimento? perchè continuo sempre a propendere per il versante della libertà?
come si fa? cosa dovrei fare?

sono andata a letto con tutte le domande e non ho dormito
mi sono svegliata tutte le volte che
tutte le volte che ho avuto timori e dubbi
e non bastavano i pensieri del mare a riaddormentarmi
e non avere mai risposte

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