microparticelle

voglio dire una cosa che è piccola ed è così
oggi è la mia prima giornata di smartworking -forzato.
sono sempre andata al lavoro, anche settimana scorsa. sono incosciente o sono fatalista o sono ligia o voglio separare sempre il lavoro e gli obblighi dal desiderio il gioco la casa la vita vera
mi sono svegliata e la doccia e le cose e il silenzio e il fida al lavoro da presto e i ragazzi dormivano.
era bello.

io il sonno le cose mescolate cercavo delle scarpe poi come ci si veste in smartworking?
alla fine mi sono messa camicetta carina maglioncino da lavoro leggings del decathlon pigiama prefe e scalza.
a metà, una specie di centauro un pò bestia un pò precisa.

poi sono andata in camera loro per sbrandarli

– proviamo a mantenere la forma della normalità, proviamo a rimanere nei quadratini di ordine che altrimenti qui è un attimo e perdiamo la bussola mandiamo affanculo scuole e lavoro andiamo a mangiare pizze da mimmo e birra tutte le sere e gelato da massimo e loro il parco la sera e io la testa lontana e magari poi ci prende la vogliavera e scappiamo sul mare a fare una vita che con questa non c’entra niente

no che poi se ci pensi veramente è un casino tornare in modalità TUTTOCOMESEMPRE –

e era così.
il letto di j è sempre così, con le goccioline di sangue sulle lenzuola, quelle goccine che raccontano mille storie, che mi fanno incazzare perchè non vengono via, non so come smacchiarle e le odio le odio le odio

di ipo di notte, di iper di notte, di calibrazioni
di quello che sta prima e che viene dopo

ci sono cose a cui non mi abituo mai
e non sono le cose GRANDI tipo i day hospital, gli esami ogni tre mesi, le ipo brutte, le iper che non scendono
sono le cose piccole tipo i segni delle goccioline, trovare lo zucchero sparso intorno alla zuccheriera e capire che magari tremava un pò mentre metteva lo zucchero nell’acqua.
le cose che mi fanno più male sono le tracce.
le scie di quelle grandi.

per fortuna che poi ci siamo messi tutti al tavolo insieme a lavorare a studiare a concentrarci forte a provare a fare bene a studiare latino e gli spartani e l’ostracismo e le declinazioni e io che pensavo
che grandi
ma dove sono quelli che erano i cuccioli
ma dove è finito il legame di corpo che c’era?
quella cosa di viversi come estensioni l’una degli altri e gli altri dell’una e l’uno dell’altro e dell’altra insieme dove è finito?
che poi coi gemelli è che quel filo rimane tra loro, che sono sempre alleati rispetto al mondo
e la mamma a una certa inizia a poterli soltanto guardare da lontano

va beh
io vi guardo da lontano
cerchiamo di sopravvivere in questa intensa settimana di convivenza

io non ve lo dico mai, ormai, ma mi piacete un sacco.

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